Sentenza Lexitor applicata nei confronti di IBL: la banca condannata a rimborsare i consumatori

Scritto da MartinaDicembre 18, 2020
sentenza Lexitor

Nonostante la poca chiarezza delle banche sulla questione, la sentenza Lexitor assume via via contorni sempre più nitidi.

La legge definisce con sempre maggior precisione i criteri per la tutela dei consumatori.

Alcuni istituti bancari, pur di non rimborsare ai propri clienti quanto dovuto, arrivano persino a citare questi ultimi in giudizio. La vana speranza è quella di ricevere un riconoscimento che violerebbe qualsiasi principio di diritto comunitario.

Le diverse linee seguite dagli Istituti di credito

In seguito alla sentenza Lexitor, emanata lo scorso settembre dalla Corte di Giustizia Europea, gli istituti di credito hanno iniziato a muoversi in maniera totalmente diversa rispetto al passato. A influire sul cambio di direzione sono stati senz’altro il recepimento della Banca d’Italia e il Collegio di Coordinamento dell’ABF.

Tra gli Istituti che si sono mossi in direzione di una policy di rimborsi, a seguito di richieste avanzate da altri, ci sono:

  • Prestitalia;
  • Fiditalia;
  • Unicredit.

Al contrario, hanno adottano una linea del tutto opposta:

  • IBL;
  • Futuro;
  • Intesa;
  • ViviBanca;
  • BNT (ex Prestinuova);
  • Banca Popolare Pugliese;

Alcune tra queste hanno optato per un approccio persino aggressivo nei confronti del consumatore, arrivando sino alla citazione in giudizio.

Tali atteggiamenti intimidatori vengono sempre più puniti dai Tribunali, che si appellano a principi di diritto spettanti ai consumatori.

È il caso della sentenza contro IBL.

Il caso IBL

È accaduto che IBL ha avviato nei confronti di un suo cliente un’azione ex art. 702 bis cpc.

La tesi sostenuta dall’Istituto bancario affermava che le direttive europee o la Corte di Giustizia sarebbero dei meri elementi ornamentali rispetto al nostro ordinamento nazionale. Queste direttive, secondo i sostenitori di suddetta tesi, avrebbero, dunque, valore nullo e sarebbero, tutt’al più, oggetto di speculazione filosofica.

Il Tribunale di Pavia ha, chiaramente, rigettato le ragioni dell’istituto bancario, ritenendo senza pregio le ricostruzioni argomentative offerte dalla banca.

Dopo aver ribadito i principi basilari in tema di primato del diritto comunitario ha affermato la “piena ammissibilità dell’interpretazione dell’art 125 sexies TUB in senso conforme alla sentenza Lexitor”.

Sentenza Lexitor

Il diritto del consumatore a ottenere il rimborso di tutte le spese sostenute è stato accertato dal Tribunale.

Restava da statuire il criterio da attuare per la quantificazione degli importi da restituire al consumatore.

Il ragionamento del tribunale è il seguente: con la sentenza Lexitor è venuta meno la distinzione tra costi up front e quelli di recurring. Per tale motivo non poteva essere ammessa la soluzione proposta dal Collegio di Coordinamento dell’ABF 26525/19, che prevede due differenti criteri di calcolo per le tipologie di voci di costo. 

Il metodo di calcolo è uno solo: il criterio pro rata temporis.

Questo criterio permette di garantire meglio il rispetto della proporzionalità.

Esso, infatti, divide l’importo dei costi sostenuti dal consumatore per il numero delle rate contrattualmente previste. Il risultato di questa operazione viene poi moltiplicato per il numero di rate non maturate a causa dell’estinzione anticipata.

Ricostruito il quadro normativo, il Tribunale ha emanato una sentenza secondo la quale IBL Banca S.p.a. è debitrice di un importo pari a una quota della totalità dei costi sostenuti da dal consumatore e nella quale vanno calcolati anche i costi up front, comprensivi delle commissioni di intermediazione.

La sentenza contro IBL è la quinta emanata nell’arco di due mesi.

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